IL PARROCO Don Alberto

Don Alberto Pregno 

 

Parroco Don Alberto Pregno nato a Cologna Veneta 

in provincia di Verona il 2 Maggio 1978

Parroco della parrocchia di Caselle de Ruffi dal 23 ottobre 2016

  
 

Chiunque volesse contattarmi scriva pure all'indirizzo E-mail qui sotto grazie

Carissimi amici delle comunità di Caselle, Murelle e Sant'Angelo

Il vescovo Claudio mi ha “pescato” a Selvazzano e mi manda a voi come vostro nuovo parroco!

Sono nato a Cologna Veneta, in provincia di Verona, il 2 maggio 1978; la mia famiglia è di Montagnana (Padova), dove tuttora abita la mia mamma, Elviretta. Il papà, Natale, per una grave malattia, ci ha purtroppo lasciati nel 2006. A Montagnana ho frequentato la scuola, passando poi a Este per il liceo classico, che ho concluso nel 1997. Dopo alcuni anni di studi universitari, il mio percorso di ricerca personale e vocazionale mi ha portato a Casa Sant’Andrea (la comunità vocazionale della nostra diocesi) e nel 2003 in Seminario Maggiore. Durante gli anni di formazione, sono stato accolto per il servizio pastorale nelle comunità di Tencarola e Boara Pisani. Sono stato ordinato diacono il 25 ottobre 2008 e presbitero il 7 giugno 2009.Da prete novello sono stato inviato – come vicario parrocchiale – alle comunità dell’Unità Pastorale di Sant’Urbano (parrocchie di Balduina, Ca’ Morosini, Carmignano e Sant’Urbano), dove sono rimasto per tre anni. Poi ho continuato il mio servizio, per quattro anni, nelle comunità di Selvazzano e Caselle di Selvazzano.

 Un curriculum breve, ma – vi assicuro – intenso!

Ed ora, sono qui con voi! E son contento! Accompagnatemi con la vostra preghiera, perché il mio servizio nelle tre parrocchie sia secondo il cuore del Buon Pastore, nella gioia e nella semplicità del Vangelo!

 

Un abbraccio,

don Alberto

 
La Trasfigurazione del Signore getta una luce abbagliante sulla nostra vita e ci fa rivolgere la mente al destino immortale che quel fatto in sé adombra. Sulla cima del Tabor, Cristo disvela per qualche istante lo splendore della sua divinità, e si manifesta ai testimoni prescelti quale realmente egli è, il Figlio di Dio; ma fa ve‐ dere anche il trascendente destino della nostra natura umana. Quel corpo, che si trasfigura davanti agli occhi attoniti degli apostoli, è il corpo di Cristo nostro fra‐ tello, ma è anche il nostro corpo chiamato alla gloria; quella luce che lo inonda è e sarà anche la nostra parte di eredità e di splendore.

 

Il tempo corroborante delle vacanze sia a tutti propizio per riflettere più a fondo su queste stupende realtà della nostra fede. Ma non possiamo dimenticare quanti non possono unirsi a chi gode il pur meritato riposo. I disoccupati, che non riescono a provvedere alle necessità dei loro cari con un lavoro adeguato alla loro preparazione e capacità e tutti coloro che stentano a trovare una sistemazione soddisfacente nella vita. Per tutte queste intenzioni si alzi la nostra preghiera che stimoli ciascuno di noi a propositi di fraterna solidarietà.    (Paolo VI)



Don Luciano Carraro, dal 23 settembre 2017 nelle comunità di 

Caselle, Murelle Sant'Angelo


nato a S. Giustina in Colle (Pd), il 17 marzo 1943,

ordinato presbitero in Cattedrale a Padova, il 1° aprile 1967 

PREGHIERA PER I SACERDOTI

                                              

Signore,
vogliamo pregarti oggi per tutti i sacerdoti del mondo.
Ti preghiamo per questi nostri fratelli

che dedicano la loro vita a costruire comunità.
Ti preghiamo per i sacerdoti:

categoria ormai in via di estinzione...
E mentre preghiamo per i sacerdoti,
pensiamo a tutti quelli che abbiamo conosciuto:
a volte sacerdoti staccati dalla gente comune,
a volte uomini pieni di comprensione e di umanità,
altre volte sacerdoti inchiodati

dalle loro incoerenze più o meno evidenti...
Molte volte i preti che abbiamo avuto accanto
li abbiamo giudicati, criticati, contestati, isolati...
Poche volte abbiamo ricordato

che il prete è solo un nostro fratello, limitato e fragile,
che dedica la sua vita ad annunciare il Vangelo,
cercando con tanta fatica di vivere le cose che dice.
Ti chiediamo, Signore,
di aiutarci a voler bene ai nostri sacerdoti.
Aiutaci a cercare il bene insieme.
Facci capire che prima di abbandonarli,
pensiamo che, anche loro, come tutti noi,
hanno bisogno di un sorriso e di un amico.
Signore Gesù, tu cerchi sempre dei “pazzi”,

dei "folli" d'amore disposti a seguirti.
Manda ancora nelle nostre comunità sacerdoti pieni di gioia,

capaci di stravolgerci il cuore con la tua grazia. Amen. 
 
 
 

Orientamenti dell’anno pastorale 2016-2017.

 

Nella celebrazione eucaristica, dopo aver presentato i doni del pane e del vino, tra i possibili inviti alla preghiera, prima dell’orazione sulle offerte, c’è anche la formula: “Pregate fratelli e sorelle perché il sacrificio della chiesa, in questa sosta che la rinfranca lungo il suo cammino verso la patria, sia gradito a Dio Padre Onnipotente”.

E’ questo l’invito per l’anno pastorale 2016-2017: sostare senza introdurre elementi nuovi, ma godendo già dei doni, delle ricchezze, delle perle preziose che stiamo sperimentando in questi anni di profondi cambiamenti pastorali per la nostra Diocesi.

E’ una sosta che vuole rinfrancare, che vuole rendere forti i passaggi che si stanno attuando (l’Iniziazione cristiana, che rinnova profondamente il nostro essere evangelizzati e l’evangelizzare) e consolidare quelli ancora nella loro fase embrionale (in particolare lo sguardo sul territorio che può cambiare il nostro modo di essere comunità cristiane).

Ma il termine “sosta” non va inteso come atteggiamento di passività o inerzia.

Rappresenta, invece l’indicazione di un tempo opportuno in cui incoraggiare, rincuorare, rassicurare, immettere ulteriore fiducia, guardare in avanti con speranza.

In questo termine “sosta” e nel verbo “sostare” intravvediamo anche la capacità di saper stare: so-stare.

Come a dire: “so stare dentro questi processi generativi; mi fermo con stupore e gratitudine dentro questi cambiamenti; contemplo e rinnovo il mio modo di essere e di abitare il tempo”………………….. 

 

 

 

INIZIAZIONE CRISTINA 

Iniziazione cristiana: perché cambiare.

Gli Orientamenti pastorali 2010-2011 “Gomunità grembo che genera alla fede” nella seconda parte dell’anno, prevedevano l’avvio del lavoro di ripensamento dell’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi (ICFR)che la nostra Diocesi è chiamata a svolgere.
Nel discorso dell’Assemblea diocesana del 20 novembre scorso, il Vescovo Antonio ribadiva la necessità e l’urgenza di questo compito affermando:

È questa una scelta, un progetto che riveste un’importanza fondamentale, ed ha un carattere di urgenza. È un progetto che richiede di essere accolto, compreso, condiviso e fatto proprio da tutti e da tutte le parrocchie. Per questo vi invito a interiorizzare le ragioni, le ,notivazio~ni di fondo che giustificano questa impresa pastorale a cui si accinge a inetter
mano la nostra Diocesi.
L’esigenza di rifondare l’impianto dell’iniziazione cristiana di fanciulli e adulti si è fatta sempre più viva e impellente a partire dal Concilio Vaticano II. Le trasformazioni avvenute in questi decenni sul piano culturale,sociale, della mentalità e dei costumi, lo rendono necessario e urgente.

IL PARROCO 

Il parroco è, nella Chiesa cattolica, il presbitero che il vescovo invia a presiedere una parrocchia.

L'autorità del parroco è dipendente da quella del vescovo, per realizzare gli orientamenti che questi propone alla sua diocesi. Quando un parroco detiene una qualche giurisdizione sulle parrocchie limitrofe, riunite in unità pastorali, foranie, vicariati o decanati, o presiede un capitolocanonico, prende il titolo di moderatore, vicario, prevosto, arciprete o decano. Gli stessi titoli possono essere spesso attribuiti anche per ragioni onorifiche.

Il termine viene dal greco antico πάροικος (pàroikos), a sua volta derivante da παρà οἰκεω (parà oikéo), cioè "abitare nei pressi", "abitare intorno", ad indicare la sua funzione di sacerdote di una chiesa circondariale, creata per essere più prossima alle dimore dei fedeli rispetto alla chiesa cattedrale.

La figura del parroco nasce infatti contestualmente alla parrocchia, nel momento in cui con l'espansione delle comunità cristiane la cattedrale non poteva più soddisfare compiutamente alle necessità dei fedeli. Per questo motivo, e per il fatto che molti cristiani vivevano lontano dalla cattedrale, si rese necessario aprire luoghi di culto decentrati, che il vescovo affidava alla cura pastorale di un presbitero.

Nella Chiesa cattolica latina il ministero dei parroci è regolato dal codice di diritto canonico ai cann. 519-534.
Il can. 519 situa il ministero del parroco nel contesto della vita ecclesiale: Sempre per il diritto canonico, il parroco può essere nominato dal vescovo per un tempo definito, in Italia per nove anni. Prima della scadenza dei nove anni, il vescovo non ha, però, il potere di revocarlo, se non per gravi motivi. Quando lo richiedano le circostanze, il capo della diocesi può comunque invitare quello della parrocchia a dimettersi, se sussistono motivi proporzionati o la destinazione ad altro incarico.

SCRIVO 

Presentazione degli Orientamenti dell’anno pastorale 201

2017-2018

Essere comuntà per iniziare alla vita cristiana

Il prossimo anno pastorale si apre con un invito che viene dalla liturgia.Nella celebrazione eucaristica, dopo aver presentato i doni del pane e del vino, tra i possibili inviti alla preghiera, prima dell’orazione sulle offerte, c’è anche la formula: «Pregate fratelli e sorelle perché il sacrificio della Chiesa, in questa sosta che la rinfranca lungo il suo cammino verso la patria, sia gradito a Dio Padre Onnipotente».È questo l’invito per il prossimo anno pastorale 2016-2017: sostare senza introdurre elementi nuovi, ma godendo già dei doni, delle ricchezze, delle perle preziose che stiamo sperimentando in questi anni di profondi cambiamenti pastorali per la nostra Diocesi.È una sosta che vuole rinfrancare, che vuole rendere forti i passaggi che si stanno attuando (l’Iniziazione cristiana, che rinnova profondamente il nostro essere evangelizzati e l’evangelizzare) e consolidare quelli anco­ra nella loro fase embrionale (in particolare lo sguardo sul territorio che può cambiare il nostro modo di essere comunità cristiane). Ma il termi­ne “sosta” non va inteso come atteggiamento di passività o inerzia. Rappresenta, invece, l’indicazione di un tempo opportuno – un kairós – in cui incoraggiare, rincuorare, rassicurare, immettere ulteriore fi­ducia, guardare in avanti con speranza.Vorremmo, poi, insistere e soffermarci, come da più parti è stato suggerito, sul metodo con cui accogliere e rilanciare le intuizioni e i cambiamenti di questo tempo. Le proposte stesse delle pagine che seguono sono presentate secondo il metodo del “discernimento co­munitario”, che è il metodo pastorale scelto dalla nostra Diocesi e più volte sperimentato.In questo termine “sosta” e nel verbo “sostare” intravvediamo anche la capacità di saper stare: so-stare. Come a dire: “so stare dentro questi processi generativi; mi fermo con stupore e gratitudine dentro questi cambiamenti; contemplo e rinnovo il mio modo di essere e di abitare il tempo”.La premessa unitaria degli Orientamenti pastorali 2016-2017 ci viene dall’Evangelii Gaudium (nn. 222-225), laddove papa Francesco, se­gnalando i quattro principi «che orientano specificamente lo sviluppo della convivenza sociale e la costruzione di un popolo in cui le differenze si armonizzino all’interno di un progetto comune» si sofferma sul pri­mato del tempo sullo spazio. Per ribadire che ciò che conta è inne‑scare processi, dinamismi vitali che necessariamente hanno bisogno di tempi lunghi e che i risultati, i frutti, le realizzazioni compiute non sono immediate. «Si tratta di privilegiare azioni che generano nuovi dinamismi» e attendere «la bontà del grano che si manifesta con il tempo».